Dopo sei anni è arrivata l’accusa della Corte dei Conti contro Mario Monti…

Sicuramente tutti ricorderete il governo “tecnico” di Mario Monti.
Le lacrime della Fornero mentre distruggeva le pensioni, le tasse massacranti e le privazioni a cui gli Italiani furono costretti. Italiani che secondo Monti avevano sperperato il loro denaro vivendo al di sopra delle loro possibilità incapaci di accettare l’austerità made in germany.
Ora in base alle indagini ordinate dalla Corte dei Conti sembrerebbe che quel governo che aveva il compito di risanare le casse dello Stato, avrebbe sperperato ben 4,1 miliardi di risorse pubbliche e di risparmi dei cittadini massacrati dalle tasse.

Sembrerebbe infatti che lo stato italiano avrebbe versato 3,1 miliardi di euro nelle casse della Morgan Stanley per chiudere quattro contratti derivati e rinegoziare due coperture sulle valute.

Queste operazioni sono state contestate duramente dalla Corte dei Conti che ha stimato un danno complessivo per le casse dello stato di 4,1 miliardi.
Morgan Stanley sarebbe responsabile del 70% del danno provocato all’economia statale, mentre il restante 30% sarebbe attribuibile prevalentemente a Maria Cannata, Vincenzo La Via suo predecessore e gli ex detentori del tesoro. E’ importante sottolineare che Maria Cannata è tuttora risposabile del collocamento sui mercati dei titoli Italiani!




La Morgan Stanley, invece, nonostante la richiesta di risarcimento e le accuse mosse dalla Corte dei Conti, è ancora una delle banche che hanno il compito di aiutare il Ministero del tesoro nella gestione del debito pubblico.
Nel 1994, al tesoro c’era Mario Draghi, questo concesse a Morgan Stanley una clausola secondo la quale la banca poteva uscire da tutti i contratti derivati se la sua esposizione creditizia nei confronti dell’Italia avesse superato una soglia oscillante fra i 50 e i 150 milioni di euro.

Nel 2011 la banca attiva la clausola, contravvenendo al suo ruolo di gestore del debito di lungo periodo, e commettendo secondo la Corte dei Conti “palesi violazioni dei principi di correttezza e di buona fede nell’esecuzione contrattuale”. Violazioni a cui il governo Monti avrebbe dovuto opporsi.
La banca ha giustificato la sua decisione spiegando che è stata presa a causa dell’aumento dello spread che portò alla caduta del governo Berlusconi. Ma nell’accordo non si parla di spread ma solo di rating, e la caduta dell’economia Italiana avvenne molto dopo la chiusura dei contratti.
Secondo la Corte dei Conti, inoltre il Tesoro aveva “carenza di risorse strumentali e personale adeguato” tanto da risultare incapace di valutare il rischio dei contratti che sottoscriveva .

Ricordiamo poi che all’epoca Monti era diretto superiore della Cannata, e quindi non poteva non sapere di aver provocato questo gigantesco danno alle casse dello stato italiano. Alla luce di tutti i disastri compiuti da “banchieri” e “tecnici”quindi sarebbe il caso che la politica cominciasse a rioccuparsi di ciò che le compete, non prima di aver pagato con le proprie ricchezze personali almeno una parte dei danni che ha causato all’Italia.